Archivio giornaliero 24 Febbraio 2022

DiSamuel

I segreti della cucina mediterranea

Imitata in tutto il mondo, apprezzata da ogni cultura, la cucina italiana regna incontrastata nel panorama culinario globale; alcuni ingredienti alla base delle sue specialità rappresentano dei veri e propri totem per chef e cuochi internazionali, basti pensare al parmigiano e alla mozzarella, al basilico e all’olio d’oliva.

Il Mar Mediterraneo al centro

Il punto di partenza della nostra tradizione è la cucina mediterranea: al centro della storia della penisola troviamo infatti il Mar Mediterraneo, un bacino che somiglia più a un lago, con le sue sponde che hanno offerto riparo e opportunità a tante popolazioni provenienti da ogni parte del mondo. Così, in un continuo scambio di usanze e abitudini, la cucina ha via via assunto la forma che conosciamo oggi.

A caratterizzarla prevalentemente sono alcuni fattori ben riconoscibili: ricette semplici e originali, che sfruttano tutto ciò che il territorio fornisce; tante pietanze a base di pesce fresco, sempre abbondante nei nostri mari; l’uso di ingredienti tipici come formaggi e latticini – abbiamo già menzionato la mozzarella e il parmigiano, ma anche il cacio e il Grana Padano – l’olio d’oliva e le spezie per i condimenti.

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La tradizione culinaria nazionale

L’Italia è famosa in tutto il mondo non solo per la bellezza del territorio e l’abbondanza del patrimonio artistico, ma anche per la cucina. In virtù della sua unicità, essa viene imitata e scimmiottata un po’ ovunque, a volte con risultati quantomeno discutibili. Per comprenderla a fondo, occorre dare uno sguardo alla sua evoluzione nel contesto nazionale, alla ricerca di quei fattori culturali e geografici che l’hanno resa celebre.

Una cucina figlia della storia

La grande tradizione culinaria italiana è figlia di una continua mescolanza di popoli e usanze che, fondendosi tra loro, hanno dato il meglio: sul territorio della penisola si sono avvicendati greci, fenici, arabi, normanni, spagnoli, francesi, inglesi, mescolandosi con le popolazioni autoctone sino a creare quel qualcosa di unico che è oggi la cucina made in Italy.

Le specialità della cucina italiana

Pasta, pizza, lasagne, cannelloni, sono solo alcune delle tantissime specialità italiane che vengono preparate in ogni angolo del mondo: non ci stupiamo se in Giappone troviamo una pizzeria o se a Oslo possiamo gustare un piatto di linguine in un ristorante italiano. La bontà e la qualità dei piatti non si discutono, ma quali sono le caratteristiche più importanti?

La materia prima innanzitutto: il territorio nostrano è ricco e fertile, dona in abbondanza i suoi frutti, che sono alla base di ogni buona pietanza. Le ricette, quindi: noi amiamo dire che i piatti più gustosi sono quelli “della nonna”, proprio perché dietro questa espressione si nasconde tutta la storia culinaria tramandata di generazione in generazione.

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L’incontro a Teano e la nascita del Regno

Quello tra Cavour e Garibaldi è un rapporto che rischia di compromettere quanto fatto da entrambi: il primo teme che le azioni avventate del condottiero, orientato a prendere Roma, portino alla reazione della Francia, protettrice dello Stato Pontificio; il secondo diffida di un mondo politico troppo cinico e desidera ardentemente l’unificazione di tutta la penisola.

Alla fine, Garibaldi cede al Re i territori da lui conquistati, mettendosi al suo servizio: i due si trovano a Teano il 26 ottobre 1860, sancendo la fine delle ostilità. Il Regno d’Italia viene proclamato ufficialmente il 17 marzo 1861, ma la penisola non è ancora unificata in toto: mancano Mantova, il Veneto, Roma e il Lazio, annessi tra il 1866 e il 1870.

Plebisciti a metà

Per comprendere il fenomeno del Risorgimento, bisogna andare a fondo in quelle che sono le caratteristiche peculiari della storia italiana: un popolo che finalmente viene coinvolto e si fa cosciente dell’identità nazionale, una classe politica che, cinicamente o meno, intuisce l’importanza di occupare un ruolo di primo piano nello scacchiere europeo. Così si spiegano gli schiaccianti plebisciti in favore dell’unificazione, anche se bisogna ricordare che il voto era consentito esclusivamente ai maschi a partire dai 21 anni d’età.

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Cavour e Garibaldi

A una lunga serie di fattori si deve l’unificazione della penisola e la conseguente nascita del Regno d’Italia. Siamo a metà del 1800, gli Stati nazionali sono ormai una realtà consolidata nel panorama europeo, i moti rivoluzionari stanno accendendo le masse che richiedono di essere ascoltate in nome di valori quali il patriottismo e la nazione.

L’Europa è ancora terrorizzata al pensiero di Napoleone e dei Giacobini, così si vive in uno stato di calma apparente: in Italia l’influenza maggiore viene esercitata dal Regno di Sardegna, guidato dai reali di Savoia e dal primo ministro Camillo Benso, Conte di Cavour, un abile politico che ha le idee molto chiare. Grazie ad una fine trama in politica estera, Cavour permette al piccolo stato savoiardo di sedersi al tavolo con le più grandi potenze europee dell’epoca, partecipando a spartizioni, trattati, scambi e cessioni di territori.

Accanto a questo complesso taglia e cuci per ridefinire la situazione geopolitica italiana, Cavour deve dialogare e mediare con l’altro protagonista del Risorgimento italiano, l’eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi. Il condottiero è partito con una spedizione di mille soldati per giungere nel Regno delle Due Sicilie. Sbarca a Marsala e, in pochissimo tempo, sbaraglia l’esercito borbonico conquistando non solo la Sicilia, ma anche l’ammirazione dell’opinione pubblica di tutto il mondo.

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Il periodo di instabilità politica

La discesa in Italia del re di Francia, Carlo VIII, vede l’arrivo di 25.000 soldati che percorrono la penisola sino a giungere a Napoli. L’effetto di questa azione militare di conquista e repressione è deleterio non solo nell’immediato presente, ma anche nei secoli a venire: destabilizzando la già precaria realtà geopolitica della penisola, l’Italia si ritroverà ancora una volta in balia di dominazioni ora spagnole, ora di nuovo francesi, e sempre al centro di intrighi di potere che impediranno qualsiasi pensiero di unificazione. A ciò contribuirà anche la ferma opposizione dello Stato Pontificio, da sempre restio ad un’Italia unita che avrebbe potuto mettere a repentaglio le sue ricchezze e dominazioni.

La campagna napoleonica

A dare una spinta decisiva, involontaria o meno, verso la creazione di uno Stato unitario in Italia è Napoleone Bonaparte, ironia della sorte un quasi italiano, nato ad Ajaccio poco dopo che la Corsica era passata ai francesi dal Regno di Sardegna.

A partire dal 1796 Napoleone, la cui ascesa sembra ormai inarrestabile, avvia delle campagne militari nella penisola per respingere gli austriaci che minacciano la Francia e le terre con essa confinanti come il Piemonte. I successi del condottiero cambieranno non solo la sua vita – sino a farlo diventare Imperatore dei Francesi il 2 dicembre 1804 – ma anche quella italiana.

Le campagne napoleoniche avranno infatti l’effetto di modificare la situazione territoriale dell’Italia settentrionale, dando vita a una sorta di prima aggregazione che sarà poi impegnata a combattere contro gli austriaci per affermare la propria identità nazionale in modo rivoluzionario e per riconquistare i propri territori, avviando quel percorso di unificazione che si svilupperà qualche decennio dopo.

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L’Italia medievale e rinascimentale

Il periodo medievale vede l’Italia preda di popolazioni barbare che si succedono lasciando un’eredità in parte viva ancora oggi. Dapprima i Longobardi, poi i Franchi di Carlo Magno da nord sino alla Campania, mentre al sud e in Sicilia si installano gli arabi, poi scacciati dai Normanni. Un quadro altamente composito il cui effetto principale sarà creare una frammentazione del territorio sempre più marcata.

La Battaglia di Legnano

Figura di spicco durante il medioevo italiano è Federico I Hohenstaufen, detto “il Barbarossa”: Federico è Re di Germania e imperatore del Sacro Romano Impero, di cui fa parte anche l’Italia Settentrionale. Tuttavia le lotte interne al suo regno permettono ai Comuni italiani di amministrarsi in modo quasi indipendente, mettendo a repentaglio il controllo diretto del suo impero.

Nell’ultimo tentativo di estinguere la resistenza italiana, il Barbarossa verrà sconfitto dalla Lega Lombarda, sostenuta da papa Alessandro III, e sarà costretto a siglare la Pace di Costanza il 29 maggio 1176, riconoscendo alle città lombarde una certa autonomia. Storicamente, questa data viene vista come una prima presa di autocoscienza identitaria da parte delle popolazioni dell’Italia del nord.

Lorenzo il Magnifico

E infatti, a cavallo tra Medioevo e Rinascimento, mentre i principali Stati nazionali europei si sono già formati e affermati, Francia e Inghilterra fra tutti, l’Italia vive rivalità intestine che cercano di spostare il baricentro politico da una parte all’altra. È tuttavia un clima vivo e vibrante, caratterizzato da un grande fervore culturale e intellettuale, soprattutto a Roma, Venezia, Milano, Palermo e Firenze: in questi secoli nascono i più grandi artisti dell’Umanesimo e del Rinascimento, protetti e finanziati da grandi mecenati come Lorenzo de’ Medici, detto “il Magnifico”.

Grazie alla sua figura carismatica, Firenze diventa in breve una delle città più importanti al mondo, la più ricca e animata; esercitando un controllo politico frutto di una grande capacità di mediazione, il Magnifico impone inoltre una tregua nei conflitti interni, fondamentale per proteggere la penisola dalle mire espansionistiche delle monarchie europee. La situazione sembra far pensare a una possibile unificazione all’orizzonte, tuttavia ciò non avverrà mai.

Alla morte di Lorenzo, il 9 aprile 1942, i giochini di potere riprendono più di prima e la pace si scioglie come neve al sole: dopo soli due anni, Carlo VIII di Francia sarà il primo di una lunga sfilza di re a invadere l’Italia e a trattarla come terra di conquista.

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Nascita e fine della Roma imperiale

L’Italia è una nazione relativamente giovane, diventata Stato unificato a tutti gli effetti da poco più di un secolo e mezzo. Eppure, per via della sua peculiare conformazione geografica e la sua storia molto articolata, ha da sempre rappresentato un unicum nel panorama geopolitico europeo.

Il percorso che ha portato all’unificazione è stato molto lungo e tortuoso e ha in alcune date in particolare le sue tappe fondamentali: eventi e luoghi speciali con protagonisti che, con le loro azioni, hanno cambiato presente e futuro. Gettiamo dunque uno sguardo a questi appuntamenti cruciali disseminati lungo la storia d’Italia: potremo così comprendere meglio non solo le ragioni di una tale complessità, ma anche quelle che sono l’identità e le peculiarità di un popolo.

La fondazione di Roma

Convenzionalmente, la data della fondazione di Roma viene fissata al 21 aprile 753 a.C. Se da un lato molto ci è nascosto dal velo del tempo e della leggenda, dall’altro sappiamo per certo che con la nascita della futura “città eterna” ha inizio una storia d’Italia più organica; basta vedere il peso che l’eredità di Roma ha lasciato a tutta la penisola.

Sono trascorsi millenni, eppure siamo ancora figli di quel tempo e di quel mondo – che, va detto per precisione, era un mondo greco-romano. E tutto ciò assume un valore ancora più speciale se consideriamo che parte della Roma Antica è ancora viva nelle sue costruzioni più rappresentative, sia artistiche che non: il Pantheon, il Colosseo, gli acquedotti, il Foro Romano ecc.

La fine dell’Impero Romano d’Occidente

Il filo conduttore della storia italiana antica è sempre Roma: cruciale la sua nascita, cruciale la sua fine, o meglio, la fine dell’Impero Romano d’Occidente. Dalla fondazione, Roma è diventata la prima potenza mondiale, in grado di sbaragliare i suoi rivali più feroci – dai Persiani ai Cartaginesi. Per secoli, domina non solo il territorio italiano ma anche tutta Europa, l’Africa settentrionale e il Medio Oriente, e il sole sembra non tramontarvi mai.

Tutto ha però una fine, e quella della Roma imperiale è lenta come uno scivolamento, non una caduta: le lotte intestine per diventare imperatori che danno vita a momenti di anarchia; la divisione dell’Impero in due parti, Occidente e Oriente, per una migliore amministrazione; la pressione delle popolazioni barbariche al confine con la Germania e la Francia. Sono queste alcune delle cause principali che porteranno Odoacre a deporre l’ultimo imperatore, Romolo Augustolo, il 4 settembre 476: un evento che utilizziamo simbolicamente per datare la fine dell’Impero.